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Mosca beve tricolore, presto anche romagnolo

DIC
2011

Fa freddo, inizia a nevicare, siamo leggermente sopra gli zero gradi e il cielo è pieno di nuvole.  Un treno grigio quasi deserto ci porta dall’aeroporto di Domodiedovo a Paveletsky, una delle stazioni di Mosca, dove poi dovremmo arrangiarci con uno dei tanti tassisti improvvisati che per qualche rublo circumnaviga la capitale. Traffico, smog, neve, auto di lusso con vetri oscurati e utilitarie che a malapena si accendono, tanti edifici, lussuosi e imponenti tipici dell’architettura sovietica, affiancati a piccoli chioschi affollati. Arriviamo all’albergo vicino al teatro Bolshoi dove veniamo accolti da qualche scarsa parola di benvenuto in inglese e un servizio impeccabile. Tutto è pronto per il grande evento del giorno dopo, la tappa del Gambero Rosso Roadshow a Mosca che presenta le 50 top aziende vitivinicole del panorama italiano al trade specializzato. Tante persone, tanto interesse e una domanda in costante crescita per i vini di alta qualità di zone di nicchia il 29 novembre al salone del Kempinski Hotel. Il mercato russo del vino e alcolici è uno dei più quotati a livello mondiale, grazie ad un pubblico di riferimento di grandi dimensioni (143 milioni di abitanti) e ad un consumo elevato. La vodka e la birra mantengono salda la loro posizione dominante, ma il mercato del vino le sta tallonando, raggiungendo un consumo globale di 1 miliardo di litri, pari a 7 litri l’anno pro capite.
 
Francia, Spagna e Italia in ordine la fanno da padrone. I trend di crescita per la nostra penisola sono ormai in costante aumento, nonostante la crisi degli ultimi anni e il difficile rinnovo delle licenze degli importatori da parte delle autorità russe che mettono a repentaglio gli accordi commerciali e l’approvvigionamento per il pubblico. E così, l’Italia ha registrato un aumento dell’export del 24% nei primi sei mesi del 2011 con un valore di 54 milioni di euro. Dati che ci fanno pensare bene e ci fanno aumentare l’entusiasmo per portare anche il nostro Sangiovese in terre lontane e sovietiche, tenendo ben presente che l’anno scorso il vino tricolore esportato in Russia equivaleva a ben 10 milioni di euro in meno.
 
Per tutta la durata dell’evento, tanti calici e tanta curiosità per i migliori vini italiani che si sono riuniti in una cornice d’eccellenza proprio dietro alla Piazza Rossa. Bello, entusiasmante e stimolante il quadro della giornata e i tanti incontri con gli operatori del settore. La qualità è senza alcun dubbio il primo fattore di scelta, ma anche l’alto valore e percezione del Brand fanno sì che il consumatore russo scelga una bottiglia su un’altra, proprio come dimostra il TsiFRRA, l’agenza russa di ricerca per i mercati di bevande alcoliche. Il rapporto qualità prezzo è certamente importante, ma il gusto e il marchio restano i due fattori principali d’acquisto. Russia, piano piano… stiamo arrivando!

 

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